Il Mandala per l'Anima
- Lorella Crestana
- 15 lug 2022
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 30 apr 2025

Come può l'arte farsi portavoce di noi stessi?
Come possiamo beneficiare di questa esperienza e incanalarla per una crescita personale?
Che cosa si intende per crescita personale?
Ecco lanciate tre patate bollenti che proverò a tenere tra le mani per spiegarvi il mio punto di vista su tutto questo.
Innanzitutto c'è da dire che siamo tutti parte di una personale realtà, ed è il motivo per il quale quello che dico, faccio, penso e creo può (anzi solitamente non lo è proprio mai nella maniera più pura!) non essere lo stesso per altri, è unico e in un certo senso nessuno potrà mai fare la mia stessa esperienza, percepire le mie stesse sensazioni, vedere ciò che vedo al mio stesso modo.
Siamo diversi gli uni dagli altri.
Ognuno ha la propria realtà.
Tutto passa attraverso il filtro di ciò che siamo. Partendo dalle cellule che ci compongono, passando per le esperienze che abbiamo vissuto e terminando nella volontà che ciascuno ha per sé stesso.
Il modo che utilizziamo per approcciarci all'arte è la nostra personale impronta, quella che ci consentirà di fare della nostra creazione il nostro portavoce. Essa contiene in sé il tratto che ci contraddistingue, quella traccia che molto assomiglia a delle impronte digitali che ci rendono unici di fronte al mondo.
Ecco che l'arte, l'opera creata porta il nostro carattere.
Ciò che provo, le sensazioni che vivo, le emozioni che incarno durante la creazione si imprimono nell'opera, e le regalano un tratto altamente distintivo che, in modo a volte sottile a volte marcato, parla di noi.
Ed è proprio così che l'arte si fa portavoce di noi stessi, perché ci permette di esprimerci e nel farlo ci vediamo, vediamo noi stessi nella nostra nudità d'Anima. Il suo linguaggio non verbale fa questo.
Senza le parole, a volte limitanti, c'è uno spazio infinito che possiamo riempire o far rimanere vuoto. E ciò che è più bello è che entrambi parlano di noi, portano la nostra firma, le nostre cellule.
Tutto questo porta, passo dopo passo, ad una certa consapevolezza di chi siamo, che cosa incarniamo, come lo facciamo, quali sono le nostre volontà e i nostri bisogni. Così possiamo ampliare la conoscenza di noi stessi, imparando a riconoscerci senza utilizzare automatismi bensì la nostra volontà.
Le nostre azioni saranno quindi più sentite da noi stessi, ricche di credo, di sentimenti e meno asettiche, fredde e calcolate.
Facendo questo, in un italiano non del tutto corretto, possiamo dire di camminare il sentiero di crescita personale. Non che io condivida questa parola in questo ambito: crescita. Piuttosto utilizzerei la parola "evoluzione" per poter regalare un ampio senso a ciò che ho appena spiegato. Evolvo verso la conoscenza della mia realtà e mi faccio attore consapevole e attivo della mia vita.
E si può percepire, una vita vissuta attivamente e non in modo passivo porta con sé grandi doni.
In tutto questo ecco che arriva il mandala, una forma geometrica che porta armonia, equilibrio e allo stesso tempo struttura e centralità. E sembra parlarci proprio di quella vita consapevole, che richiede la conoscenza di un proprio centro, di una rete di direzioni che supportano in sé quelle armonie molto simili alle emozioni.
Il punto dal quale parte il Mandala, dal quale tutta la creazione ha inizio è il centro, un puntino quasi indefinito che però è dotato di grande forza, una forza che sostiene tutta la creazione che nasce proprio da lui.
Adottando un parallelismo possiamo dire che quel centro è presente anche dentro di noi, ed è proprio grazie a lui che la nostra vita nella sua totalità si manifesta come le forme armoniche del mandala. Un centro che abbiamo l'opportunità di rendere stabile e ben saldo, nel quale sentirci forti anche nelle peggiori tempeste, e nel quale far risiedere tutta l'essenza della vita stessa. Per molti quel centro è il Cuore, per altri la pancia, per altri ancora l'intuito, non è detto che sia lo stesso insomma ciò che conta è riconoscerlo e renderlo sano.
Nella creazione dell'opera il riconoscimento è abbastanza immediato, molto semplice e veloce perché l'arte non si perde in giri di parole, va dritta al sodo.
Dal centro attraverso una struttura si procede a dare vita, nel vero senso della parola, alla creazione di forme e tracce ed è proprio qui che incontriamo le sensazioni e le emozioni che emergono per parlarci di noi. Durante il processo di creazione, proprio con l'atto di agire sull'opera, ci troviamo di fronte a ciò di cui siamo composti, ciò che ci fa essere noi stessi.
Lasciando che la struttura possa permettere l'armonia riflettiamo su quanto sia importante avere delle caratteristiche forti di noi stessi che ci permettano di realizzarci giorno dopo giorno. Queste strutture possono cambiare, regalando la possibilità di creare sempre nuove opere, ma ciò che conta è la loro presenza.
Osservando più da vicino possiamo trovare un grande insegnamento anche nella simmetria che compone il mandala, ci permette di comprendere le infinite possibilità che abbiamo quando ci muoviamo liberamente nella vita e come queste siano possibili ogni volta che un ciclo completo si compie. Tutto ha un inizio e una fine, la vita stessa è ciclica, si muove come una ruota nella realtà del tempo. Possiamo regalarci nuove esperienze e viverle nel migliore dei modi soltanto quando il ciclo delle precedenti è chiuso ed è arrivato a compimento, non possiamo inserire elementi non inerenti in un ciclo che non li prevede, andrebbero a scombinare l'equilibrio che si sta creando.
Così è il mio intuire l'arte al servizio del Sé, uno strumento che si mette a disposizione per la comprensione ampia di ciò che siamo nella nostra totalità.





Commenti